Prima del cielo, prima della pietra, prima della fiamma e della neve, non vi era vuoto nel senso mortale del termine. Vi era piuttosto una sospensione perfetta, un'immobilità assoluta, una vastità senza tempo che le cronache più antiche chiamano il Silenzio Prima del Nome.
In quel Silenzio non esistevano giorni, distanze, nascita o morte. Non vi era luce perché non esisteva ancora nulla che potesse essere illuminato, né ombra perché non esisteva ancora nulla che potesse essere celato. Non vi era coscienza, eppure il Silenzio possedeva una forma di ordine. Non un pensiero, ma una possibilità di pensiero. Non una legge, ma la matrice da cui ogni legge sarebbe emersa.
I mistici della Prima Luce hanno sostenuto per millenni che il Silenzio fosse una prova della perfezione originaria: un mondo immacolato prima dell'errore. Gli archivisti di Aethervault, al contrario, hanno sempre insegnato che il Silenzio non fosse perfezione ma attesa di struttura. Le sette dell'Abisso, infine, affermano che quel Silenzio non fosse altro che fame trattenuta.
Qualunque sia la verità, tutte le tradizioni concordano su un punto: la realtà non nacque da un'esplosione, ma da una tensione. Una pressione crescente fra possibilità incompatibili. Una necessità di distinguere ciò che era da ciò che poteva essere.
Quando quella tensione raggiunse il proprio culmine, il Silenzio si spezzò.
Non con rumore, ma con ordine.